Facciamo subito chiarezza su una confusione che genera metà delle chiamate di assistenza. Ci sono due cose completamente diverse che spesso vengono chiamate con lo stesso nome, "internet": da una parte c'è la linea, cioè la connessione che entra in casa (fibra, radio, ADSL); dall'altra c'è il WiFi, cioè il modo senza fili con cui i tuoi dispositivi parlano con il router dentro casa. Sono due tratti distinti dello stesso viaggio. E quando "internet va piano", il collo di bottiglia, novantanove volte su cento, è il secondo, non il primo.
Il WiFi è come parlare a voce: più ti allontani, più fatica
La maniera più semplice per capire come funziona il WiFi è pensarlo come una conversazione a voce. Se io e te siamo nella stessa stanza, parliamo a tono normale e ci capiamo al volo, veloci. Ma se tu ti sposti in un'altra stanza, devo iniziare ad alzare la voce. Se vai ancora più lontano, devo gridare, scandire le parole, ripetere le frasi che non hai afferrato. La conversazione continua a funzionare, ma diventa molto più lenta e faticosa.
Il WiFi fa esattamente così. Più il dispositivo è lontano dal router, più il segnale arriva debole, e più i due "rallentano il discorso" per riuscire a capirsi: usano un modo di comunicare più robusto ma più lento, e ripetono i dati che si perdono per strada. Il risultato, per te, è una pagina che ci mette un'eternità a caricarsi — non perché la linea sia lenta, ma perché l'ultimo tratto, quello senza fili, è in affanno.
I veri nemici del WiFi: distanza e muri
Oltre alla pura distanza, a mettere in crisi il WiFi ci sono soprattutto gli ostacoli. Non tutti i muri sono uguali: una parete in cartongesso si attraversa facilmente, un muro portante in cemento armato è quasi una saracinesca. E ci sono nemici insospettabili: l'acqua (quindi anche grandi acquari, boiler, e persino le persone), gli specchi e le superfici metalliche, gli elettrodomestici — il classico frigorifero piazzato tra il router e il resto della casa è un killer silenzioso del segnale.
C'è poi una questione di "frequenze", che spieghiamo in due parole perché aiuta a capire. Il WiFi moderno usa due bande: i 2,4 GHz e i 5 GHz (i più recenti anche i 6 GHz). Semplificando: la banda a 5 GHz è molto più veloce ma arriva meno lontano e fatica di più ad attraversare i muri; quella a 2,4 GHz è più lenta ma raggiunge distanze maggiori (ed è però più affollata, perché la usano anche tanti altri dispositivi). Ecco perché a volte, allontanandosi, la velocità crolla di colpo: il dispositivo è "scivolato" sulla banda lenta perché quella veloce non arrivava più.
Come capire se è colpa del WiFi o della linea
C'è una prova semplice che puoi fare da solo. Esegui uno speed test (una misura della velocità) prima attaccato al router — anche con un cavo, o stando a un metro da lui — e poi nel punto della casa dove "internet va piano". Se vicino al router i numeri sono buoni e lontano crollano, hai la risposta: la linea è sana, è il WiFi a non arrivare. È un test che facciamo sempre, ed è spesso una piccola rivelazione per il cliente.
E allora il repeater? Perché raramente è la soluzione
Arriviamo alla domanda che ci fanno tutti: "Metto un repeater (o 'range extender') e risolvo, no?". Nella stragrande maggioranza dei casi, purtroppo, no — o almeno non come si immagina. E i motivi sono due, entrambi importanti.
Primo: il repeater estende il segnale che riceve, degradato com'è. Se lo posizioni là dove il WiFi già arriva debole (che è esattamente dove verrebbe la tentazione di metterlo, "dove manca"), quello che farà sarà prendere un segnale scadente e ri-diffonderlo altrettanto scadente. Non crea segnale buono dal nulla: amplifica quello che trova, difetti inclusi.
Secondo, ed è il colpo di grazia: un repeater classico dimezza la banda. Dovendo ricevere il dato dal router e poi ritrasmetterlo al tuo dispositivo usando la stessa radio, fa ogni cosa due volte. Il risultato è che la velocità effettiva che passa attraverso il repeater si taglia all'incirca della metà. Quindi non solo parti da un segnale già debole: lo dimezzi pure. Doppia penalizzazione. Ecco perché, tanto spesso, i soldi del repeater sono soldi spesi male.
Attenzione però: un mesh fatto bene NON è un repeater
Qui serve una precisazione onesta, perché "estendere il WiFi" non è sempre una pessima idea: dipende da come. I sistemi mesh di qualità sono una cosa diversa dai repeater economici. I migliori usano una radio dedicata solo al collegamento tra i nodi (il cosiddetto "backhaul"), oppure si collegano tra loro via cavo: in questo modo non dimezzano la banda. In più presentano un unico nome di rete e un "passaggio di consegne" automatico e trasparente tra un nodo e l'altro mentre ti sposti per casa (il roaming), senza che tu debba riconnetterti a mano.
In sintesi: il range extender da 25 euro e il sistema mesh ben progettato appartengono a due mondi diversi. Confonderli è il motivo per cui tanta gente resta delusa.
Le soluzioni che funzionano davvero
Ecco, in ordine indicativo di efficacia, cosa conviene valutare:
- Il cavo di rete (Ethernet). Noioso da sentire, ma è e resta la soluzione migliore: stabile, veloce, immune a muri e interferenze. Dove si può portare un cavo fino al dispositivo (o fino a un punto chiave della casa), si porta.
- Un access point aggiuntivo collegato via cavo. La soluzione "professionale": si porta un cavo di rete fino alla zona poco coperta e lì si mette un punto di accesso WiFi, con lo stesso nome di rete. Copertura piena, nessun dimezzamento. È quello che realizziamo di solito negli uffici.
- Un sistema mesh con backhaul dedicato. Il miglior compromesso quando stendere cavi ovunque non è praticabile: buona copertura, rete unica, roaming trasparente.
- Il powerline. Sfrutta l'impianto elettrico di casa per "far viaggiare" la rete nei muri: utile come ripiego dove il cavo non si può passare, con prestazioni che però dipendono molto dalla qualità e dall'età dell'impianto elettrico.
- Spostare semplicemente il router. La soluzione più sottovalutata, e gratis: un router posizionato in centro casa, in alto, lontano da frigo, specchi, mobili metallici e pareti spesse, a volte risolve il problema senza spendere un euro.
In conclusione
La prossima volta che "internet va piano", prima di prendersela con il provider o di correre a comprare il primo repeater in offerta, vale la pena fare la domanda giusta: è davvero la linea, o è il WiFi che non arriva fin lì? Nella maggior parte dei casi è la seconda, e la soluzione non è amplificare un segnale già debole, ma portare il segnale buono più vicino a dove serve.
Se non sei sicuro di quale sia il problema a casa o in ufficio, o vuoi sistemare una copertura WiFi che ti fa dannare, noi di System-i facciamo esattamente questo: veniamo, misuriamo, capiamo dov'è il collo di bottiglia e progettiamo la rete in modo che funzioni davvero, spendendo dove ha senso. Raccontaci il tuo caso e troviamo la soluzione giusta — che quasi mai è un repeater.