Partiamo da una buona notizia, soprattutto per i Comuni piccoli e di montagna che spesso pensano "un impianto così non ce lo possiamo permettere": la videosorveglianza urbana è una delle voci che lo Stato finanzia con maggiore continuità. Non è un'occasione una tantum, è un canale di finanziamento strutturale che si ripete di anno in anno. Il che significa che, anche se non si è pronti oggi, ci si può preparare per il prossimo giro — ed è esattamente quello che conviene fare.
I fondi ci sono, e tornano ogni anno
L'ultimo provvedimento in ordine di tempo è il decreto del Ministro dell'Interno del 22 aprile 2026 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 120 del 26 maggio 2026), che ha ripartito 19 milioni di euro per il finanziamento di sistemi di videosorveglianza comunale, a valere sulle risorse stanziate per il 2025. Per quel bando le domande andavano presentate alla Prefettura entro il 24 agosto 2026: quella finestra è ormai chiusa.
La notizia importante, però, è un'altra: il meccanismo è ricorrente. Secondo la nota dell'ANCI (l'associazione dei Comuni italiani), è già prevista una nuova dotazione di pari importo per il 2026, che verrà ripartita con un successivo decreto. In altre parole, un nuovo bando è all'orizzonte. E dato che — come vedremo — preparare un buon progetto richiede tempo, il momento giusto per muoversi è adesso, non quando il bando sarà già pubblicato con le sue scadenze strette.
Come funziona l'accesso ai fondi
L'iter, nelle sue linee generali, funziona così:
- Chi può fare domanda: Comuni, unioni, associazioni e consorzi di Comuni che abbiano sottoscritto con la Prefettura i cosiddetti "patti per la sicurezza urbana", nei quali la videosorveglianza è individuata come obiettivo prioritario nel contrasto alla criminalità diffusa e predatoria.
- Cofinanziamento: il contributo statale copre tipicamente il 50% della spesa, mentre il restante 50% è a carico del Comune. È un aspetto da mettere in conto fin dall'inizio nella programmazione di bilancio.
- Dove si presenta: la domanda va alla Prefettura territorialmente competente, che la valuta tramite il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica e la trasmette poi al Ministero dell'Interno.
- Un'esclusione da conoscere: in genere non possono accedere i Comuni che hanno già beneficiato del finanziamento nelle procedure immediatamente precedenti — un criterio pensato per distribuire le risorse su più enti.
Attenzione a un dato che fotografa quanto sia competitiva questa misura: nel bando precedente sono arrivate oltre 1.600 domande, ma solo poche centinaia hanno ottenuto il finanziamento. Non basta presentare una richiesta: serve un progetto solido, ben motivato e tecnicamente credibile per emergere nella graduatoria.
Il punto che fa la differenza (e che molti sottovalutano): la connettività
Ed eccoci al cuore della questione, quello su cui vogliamo davvero portare l'attenzione. Quando si pensa a un impianto di videosorveglianza, si pensa alle telecamere. Ma le telecamere sono la parte facile. La vera sfida tecnica — quella che decreta il successo o il fallimento di un impianto territoriale — è la connettività: come colleghi le telecamere alla centrale operativa, in modo stabile, sicuro e continuo, su un territorio reale fatto di frazioni sparse, valli, zone senza fibra e, a volte, senza nemmeno la corrente elettrica.
È esattamente la sfida che abbiamo affrontato e risolto nel progetto per il Comune di Tremosine, che è diventato per noi un piccolo modello di riferimento per le aree difficili. In sintesi, le soluzioni che fanno la differenza in un progetto di questo tipo sono:
- Ponti radio dedicati per portare connettività dove la fibra non arriva e dove sarebbe impensabile (o costosissimo) scavare: ogni postazione diventa un nodo collegato in modalità wireless alla rete.
- Alimentazione a pannelli solari e batterie per le postazioni prive di rete elettrica, con una gestione intelligente dell'energia che garantisce il funzionamento continuo anche nelle zone più isolate.
- Collegamento cifrato alla centrale operativa (tramite VPN dedicata), perché le riprese di aree pubbliche sono dati sensibili e non devono mai transitare in chiaro — un requisito anche di conformità, oltre che di buon senso.
Un progetto che mette nero su bianco come verranno risolti questi aspetti — e non solo quante telecamere verranno installate — è un progetto più robusto, più realistico e, non da ultimo, più convincente agli occhi di chi deve valutarlo e finanziarlo.
Come farsi trovare pronti per il prossimo bando
Dato che il fondo tornerà, il consiglio pratico è non arrivare all'ultimo. Ecco cosa conviene fare con calma, prima che il bando esca:
- Verificare di avere (o attivare) il patto per la sicurezza urbana con la Prefettura, requisito d'accesso fondamentale.
- Fare un sopralluogo tecnico del territorio: individuare i punti critici da presidiare, verificare dove arriva la rete e dove arriva la corrente, mappare le aree che richiederanno soluzioni wireless o ad alimentazione autonoma.
- Dimensionare e progettare l'impianto in modo realistico, con un capitolato tecnico serio e una stima dei costi credibile (ricordando il cofinanziamento al 50%).
- Avere il progetto pronto nel cassetto, così che alla pubblicazione del bando si possa presentare domanda senza corse dell'ultimo minuto — che, con scadenze tipicamente strette, fanno la differenza tra partecipare e restare fuori.
Come possiamo aiutare
System-i affianca i Comuni e gli enti del territorio nella parte tecnica di tutto questo: il sopralluogo, la progettazione dell'infrastruttura di connettività, la scelta delle soluzioni giuste per le aree difficili, fino alla realizzazione e alla gestione dell'impianto. Portiamo sul tavolo l'esperienza concreta di chi questi sistemi li ha costruiti davvero, su un territorio di montagna reale, e li tiene in funzione ogni giorno.
Se amministri un Comune — o lavori con un ente — e stai pensando a un progetto di videosorveglianza, anche solo per capire la fattibilità tecnica e farti trovare pronto al prossimo bando, scrivici per una valutazione preliminare. Studiare la soluzione giusta per uno specifico territorio è esattamente il lavoro che ci piace fare.
Fonti e approfondimenti
Trattandosi di fondi pubblici e di procedure amministrative, riportiamo le fonti e i riferimenti utili per approfondire e verificare. Per i termini esatti, le scadenze aggiornate e la modulistica conviene sempre fare riferimento alla Gazzetta Ufficiale e alla Prefettura territorialmente competente.
- Gazzetta Ufficiale — decreto del Ministro dell'Interno del 22 aprile 2026, pubblicato nella G.U. n. 120 del 26 maggio 2026.
- Ministero dell'Interno (interno.gov.it) — sezione sicurezza urbana e patti per la sicurezza.
- ItaliaOggi — Videosorveglianza, 19 milioni ai Comuni: come ottenere i fondi
- ANCI — nota sulle risorse per la videosorveglianza comunale (ripartizione risorse 2025 e nuova dotazione 2026).
- LentePubblica — approfondimenti su bandi e finanziamenti per la videosorveglianza comunale
Nota: questo articolo ha finalità informative. Le condizioni di accesso, gli importi e le scadenze dei finanziamenti pubblici possono variare a ogni edizione del bando: verifica sempre i dati aggiornati presso la Prefettura competente e le fonti ufficiali prima di procedere.